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Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo
(lei mi crede scippatore di vecchiette)

Autore : Giampaolo Ormezzano

Prefazione : Massimo Raffaeli

Codice : 978-88-6041-108-2

Edizione : 1

Pagine: 169

 

Disponibilità: DISPONIBILE

 


€ 19,90

 

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Un libro che è una smitizzazione del giornalista sul cavallo bianco, del giornalista - missionario e del giornalista potente. Un diario felice e dissacrante di una vita forse gaglioffa ma sicuramente onesta e interessante. Aspirante killer di quel giornalismo sportivo che ama e odia e che è stata tutta la sua vita, Ormezzano dà del giornalismo sportivo di oggi un giudizio pieno di molte ombre e poche luci. In altre parole, il racconto di un pezzo di storia del giornalismo italiano attraverso la vita di una grande firma che deve tutto allo sport e però dice che lo sport è ormai un crimine, anche per colpa dei giornalisti, e fa male: al corpo, allo spirito, aiuta a infrangere le leggi e i comandamenti. Ormezzano è da sempre una firma brillantissima e assieme spiazzante:


Chi lo legga e lo ami, fedelmente aspettandolo su Tuttosport o La Stampa, - scrive il critico letterario del “manifesto”, Massimo Raffaeli, nella prefazione - chi abbia via via collezionato i volumi della sua bibliografia sterminata (su calcio, ciclismo, atletica leggera o insomma su uno scibile sportivo che davvero non ha eguali) non può che riconoscerne all'impronta la cifra d'autore e la scrittura netta, di continuo sobillata da estri elettrizzanti, lo stile velocissimo e pungente, così come la postura frontale, l'etica di chi prende la parola non già per occultarsi in una firma o in un credo corporativo ma per smascherarsi esigendo da sé e dal lettore un rapporto paritetico, un nudo faccia a faccia o persino un duello ad armi pari”.


Nato nel 1935 a Torino, città da lui amatissima anche perché ha una squadra di calcio che si chiama Toro, Ormezzano, è giornalista praticamente dall'età della scuola elementare. Nuotatore agonista discreto a inizio degli anni Cinquanta, è entrato nella redazione di Tuttosport a fine 1953, ci è restato sino a fine 1979 diventandone anche direttore (dal 1974, e senza mai avere scritto la cronaca di una partita di calcio). Passato a La Stampa come inviato speciale, diviene “primatista” mondiale di Giochi Olimpici, coprendone ben 24: da Squaw Valley 1960 a Torino 2006. Un record del mondo zavorrante assai, a cui vanno aggiunti 28 Giri d'Italia e 12 Tour de France, oltre ad aver scritto dai Mondiali di calcio a quelli di atletica, di nuoto, di ping pong… .

In parallelo, ha scritto numerosi libri, tra cui Il vangelo del vero anti-juventino. Ha cominciato nel 1960 a scrivere per un grandissimo settimanale cattolico, Famiglia Cristiana e non ha ancora smesso. Ha scritto slogan pubblicitari, epigrammi, articoli articoli articoli, ha picchiato, per difetto, almeno 120 milioni di volte su tasti della macchina da scrivere. Nella sua lunghissima e fortunata carriera, ha conosciuto di persona e bene, alcuni dei più grandi protagonisti dello Sport, e non solo, di tutti i tempi: Cassius Clay e Villeneuve, Lauda e Pelé, Platini e Maradona, Coppi e Bartali, Pozzo e Ferrari, Thoeni e Tomba, Gimondi e Merckx, Mennea e Berruti, Benvenuti e Spitz, Mazzola (Valentino e figli) e Rivera, Boniperti e Sivori, Eric Segal e Marcello Marchesi, Dalida e Cicciolina.

Nel 1966 è andato nella Cina di Mao, allora chiusa agli italiani, con carta di identità francese. Ha girato l'Africa quando era difficile, e ha passato sei mesi, tremendi, in Giappone. Ha visto i morti di Monza e di Monaco. Storie di posti speciali, di note spese fasulle, di scherzi tremendi, di bizzarrie sue e di colleghi celeberrimi, da Gianni Brera a Giorgio Bocca, da Sergio Zavoli a Candido Cannavò. Insomma un libro che di per sé è il racconto di una vita incredibile, scritto da uno dei più illustri testimoni dei nostri tempi.