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QUEL ROMA-LIVERPOOL DI UN MERCOLEDI' DA CANI dal 25 novembre in libreria
30 maggio
1984, una data rimasta negli annali del calcio. La partita di Coppa dei
Campioni in cui la squadra inglese rapinò la Roma di una vittoria che era giÃ
sua. Fuori tempo massimo. Negli undici metri.
Undici
metri. È la distanza che separa l’estasi dal tormento, quando la partita
che hai sognato per tutta la vita finisce ai calci di rigore. È la
distanza
Quel
Roma-Liverpool di un mercoledì da cani è il racconto di una notte indimenticabile,
nella quale l’Evento a lungo atteso non si è
Quel Roma-Liverpool
di un mercoledì da cani
Prefazione
di Bruno Pizzul
Pagine: 132
Prezzo: € 18,00
ISBN: 978-88-6041-038-2
Acquista il libro qui
La narrazione si snoda nei 120 minuti che precedono i
calci di rigore con la possibilità di divagare e prendere strade inattese,
andando avanti e indietro nel tempo, legando immagini, emozioni e sensazioni
che vengono su dal campo alle storie dei protagonisti sul rettangolo
verde.
Il racconto
di una partita che mescola i colori caldi del ricordo a quelli freddi
dell’esperienza maturata da telecronista.
_____________________Dal libro:
Incassato il ko ce ne tornammo a casa. L’uscita dallo stadio era una
processione mesta. Si sentiva solo la risacca di caffè Borghetti che scorreva sotto
i piedi della gente che sciamava. Il tintinnio dei cilindretti di plastica che
rimbalzavano sull’asfalto, passando di piede in piede, in una continuazione
subliminale di partita.
Attraversammo tutta la città a piedi. Eravamo come i protagonisti di
The Day After , sopravvissuti a un disastro emotivo. Ci muovevamo in una
metropoli cristallizzata nel momento del rigore decisivo. Il tiro finale di
Kennedy era straripato dallo stadio con lo stesso effetto dell’eruzione su
Pompei.
Lungotevere, Circo Massimo, Terme di Caracalla e poi tutta
Al Circo Massimo, davanti al megaschermo dal quale avevano seguito la
partita in centomila, c’era Antonello Venditti che avrebbe dovuto celebrare il
trionfo. Suonava e cantava lo stesso, malgrado la tristezza, ma noi decidemmo
di non fermarci.
Tornammo a casa, io e mio fratello, senza dire una parola. Camminavamo
sulla Cristoforo Colombo deserta, e tenevamo ancora strette fra le dita le
bandierine gialle e rosse distribuite in curva prima della partita per