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NEL MONDO DI DIEGO, dal 3 dicembre in libreria
Nel mondo di Diego, il fuoriclasse brasiliano che sta facendo
sognare quattordici milioni di tifosi juventini: siamo entrati, con molta
discrezione, nella sua vita, i primi calci, i gol, gli hobby, l'inizio bianconero.
E non solo.
Camillo Forte
Nel mondo di Diego
Il brasiliano che fa
sognare la Juve
Pagine: 102
Prezzo: € 18,00
ISBN: 978-88-6041-040-5
Acquista il libro qui
Abbiamo interpellato dieci grandi personaggi del calcio mondiale
che gli hanno pronosticato uno dei prossimi Palloni d'Oro, il riconoscimento
personale più ambito per un calciatore. E tra questi
Camillo
_____________________Dal
libro:
‹‹Accidenti, stiamo per perderlo. Il Bayern Monaco si è inserito
all’improvviso nella trattativa e ha offerto più di noi. Sia al giocatore sia
al Werder Brema››. Alessio Secco, direttore sportivo della Juventus, con tono
preoccupato, nella sede di corso Galileo Ferraris a Torino, si rivolge
all’amministratore delegato Jean Claude Blanc che nel frattempo è diventato
presidente. È il 6 maggio. Piove e fa freddo. All’improvviso sembra crollare il
mondo addosso ai dirigenti juventini. Ma Jean Claude Blanc non si perde d’animo: ‹‹Diego sarà nostro››. Andiamo. Partiamo. Non c’è più tempo da perdere››. E così i
due, accompagnati dall’avvocato di fiducia, fanno prenotare un aereo privato. ‹‹Sì, non ci restava nient’altro da fare››, prosegue Secco. ‹‹Così abbiamo
raggiunto di corsa l’aeroporto di Caselle è siamo volati a Brema. Il tutto in
tre ore››. Già , Diego alla Juve, l’acquisto del secolo, il più importante e
costoso della storia bianconera, l’uomo dei desideri che tutti i grandi club
d’Europa stavano cercando. Inter, Barcellona e, soprattutto, Bayern Monaco.
‹‹Così siamo subito andati a casa del
giocatore e gli abbiamo ricordato gli impegni verbali presi con noi. Lui non ha
battuto ciglio, ci ha sorriso confermando il desiderio di indossare solo ed
esclusivamente la maglia bianconera, quella che hanno indossato Michel Platini,
Roberto Baggio e Zinedine Zidane. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo.
Qualche minuto dopo eravamo nella sede del Werder Brema a ricordare ai colleghi
tedeschi che c’era un impegno con noi. Anche loro, vista la nostra decisione,
hanno ribadito che non hanno cambiato idea. A questo punto il nostro legale,
l’avvocato Briamonte, ha chiamato i legali del Bayern e gli ha spiegato la
situazione: la Juve aveva già raggiunto l’accordo da persone per bene sia con
il giocatore sia con la sua società e qualsiasi intervento esterno sarebbe
stato scorretto››. A Monaco hanno capito, il Bayern si è ritirato dimostrando
grandissima correttezza e noi siamo rientrati a Torino, nella tarda notte, con
la certezza di aver preso uno dei più grandi giocatore al mondo››.
Diego alla Juve è un sogno che è
cominciato tanti anni fa.
‹‹Esattamente nella stagione 2007-08 -
prosegue Alessio Secco - quando abbiamo cominciato a seguire il campione
brasiliano del Werder assieme a molti altri club europei. Sono cominciati i
primi ammiccamenti ma i tedeschi, con toni tutt’altro che tranquilli, ci hanno
detto che non era in vendita. Ci siamo ritirati ma non ce la siamo date a
gambe. Nel senso che è stata una ritirata strategica.
Non abbiamo insistito anche perché
l’allenatore di allora (Ranieri) sposava il 4-4-2 e, quindi, il
tedesco-brasiliano non rientrava nei piani immediati. Ma proprio perché avevamo
tanto tempo davanti a noi è cominciata la caccia a Diego. L’abbiamo incontrato
diverse volte. Quattro, credo. Tre in Germania e una in Svizzera, a casa
dell’agente Fifa Petralito, che è stato il nostro intermediario più importante.
Inoltre abbiamo invitato la sua famiglia, soprattutto il padre Djar, a Torino.
Perché Diego è molto legato ai suoi cari.
In questi incontri abbiamo parlato a lungo
della Juve, delle nostre tradizioni, dei campioni che hanno indossato la nostra
maglia. E a ogni racconto rimaneva affascinato. Ma lui, sin dal secondo
incontro, sapeva tutto della Juve, della sua storia, dei suoi successi. E in
certe occasioni ci anticipava con le risposte. I suoi occhi brillavano, anche i
nostri. Sì, tutto stava andando bene, Diego si avvicinava sempre più alla
Juventus e il nostro sogno stava per trasformarsi in realtà . Ma non era ancora
fatta. Era dura, durissima, perché continuavano ad arrivare voci “straneâ€.
Grandi club, che comunque erano in ritardo, provavano a inserirsi perché Diego
dava spettacolo nella Bundesliga (il suo campionato) e in Champions League. E
noi ci stavamo costruendo, piano-piano, senza urlarlo ai quattro venti, un canale
privilegiato››.
E poi la svolta: ‹‹Proprio così. Ce ne
siamo accorti in uno degli ultimi incontri avuti con lui. Proprio a casa sua,
dove la moglie ci ha cucinato uno stuzzicante piatto di fagioli. Una cena tutta
brasiliana. Era il 21 maggio e siamo tornati a Torino con la firma del
contratto sua e della società . Tutto fatto, che gioia. Finalmente. E che
fatica. Per una cosa o per l’altra la trattativa è durata quasi due anni
durante i quali, inutile nasconderlo, ci sono stati momenti di grande
tensione››.
Cinque giorni dopo, esattamente il 26
maggio del 2009, il sito della Juventus dava
‹‹Dovevate vedere quando Diego è entrato
nella nostra sala trofei. È rimasto colpito, ammirato. Ci è rimasto a lungo. E
noi gli abbiamo detto che, comunque, c’è ancora spazio per altri trofei. Lui ha
sorriso, ha fatto sì con
Il resto è tutta una storia verso la gloria, da raccontare passo per passo.