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COSI' PARLO' ZARATE dal 27 gennaio in libreria
Non
è semplice immaginare cosa resterà maggiormente impresso nell’agenda dei
ricordi di Mauro Zarate, il piccolo lord, Zaradona, Zarate Kid, il folletto
biancoceleste, che ha fatto battere di passione, dopo tanti anni, i cuori dei
tifosi laziali. Una storia affascinante, profonda, segreta; che parte da quella
notte, la notte che ha alzato in cielo il suo primo trofeo italiano. E con lui,
migliaia di tifosi, romani e non-romanisti. Perché i giallorossi, avrebbero
potuto vederlo indossare la loro maglia, ma successe una cosa spiazzante:
accadde questo…
Così parlò Zarate
Pagine: 128
Prezzo: € 18,00
ISBN: 978-88-6041-041-2
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Gabrella Greison è laureata in fisica nucleare ed è stata pure Polytechnicienne, a Parigi per due anni, ma adesso è giornalista professionista, e la si può leggere sulla ‹‹Gazzetta dello Sport››. Vive a Roma con il suo cane Antoine Doinel.
Il suo primo libro è L'insostenibile leggerezza di Effenberg (Bradipolibri, 2008); nel 2010 uscirà anche Prossima fermata: Highbury (Scritturapura).
Eccomi qui, sono Mauro Zarate. Vengo dall’Argentina, sono un attaccante, o meglio: mi trovo a mio agio in qualsiasi parte del campo, basta che sia all’attacco. Sono arrivato a Roma l’estate del 2008, per la precisione. Mio fratello Sergio ha fatto tutto, vedeva che non stavo bene, che non ero soddisfatto della mia vita, e così si è attivato, ha portato avanti la trattativa con il presidente della Lazio, per il mio bene, perché sapeva che avevo tutte le carte in regola per esplodere nel campionato di calcio italiano. Il mio sogno. Come lo è per tanti nel mio Paese. Lui ha giocato nell’Ancona, non ha avuto tanto fortuna con quella squadra, ma mi ha sempre raccontato di come fosse bella la città , dello stadio, dei tifosi. E quando c’è stata l’occasione di portarmi in Italia, non ci sono stati dubbi, nemmeno da parte sua. Dovevo venire a giocare qui, non c’era una scelta: volevo l’Italia.
Forse, lo sbaglio più grande che ho fatto nella mia vita è stato quello di andare in Quatar. Quello non è il mio calcio. Io sono fatto per il calcio italiano, lo conosco molto bene, l’ho sempre seguito. E poi, beh, la Lazio: ha una grande tradizione di giocatori argentini. Ho parlato con molti di loro: tutti mi hanno detto di essersi trovati sempre bene. Ho parlato tanto con Crespo. E poi con Castroman, con cui ho anche giocato a lungo nel Vélez. Abbiamo chiacchierato di Lazio e delle cose belle del vostro Paese. E di come sia importante, qui, fare bene la pretemporada, cioè il ritiro. Conosco bene Carrizo, abbiamo diviso lo spogliatoio spesso insieme in Nazionale Under 20, nel 2005. La squadra in cui giocavano pure Tevez e Agüero: era un ottimo gruppo, e mi trovavo bene con tutti loro.
I moduli? Mi vanno bene tutti, non ho preferenze. Quello che prometto ai miei tifosi è che quando ho la maglia della Lazio sul corpo, e sono in campo, aiuterò sempre la squadra ad arrivare in alto, più in alto possibile. Non importa chi fa gol, durante una partita, l’importante che segni la Lazio. Il mio sogno, qui a Roma, è quello di fare due gol nel derby: doppietta, già . Un tifoso, fuori da Formello, una volta mi ha detto che se faccio due gol ai cugini si fa un tatuaggio sul braccio con la mia faccia. L’ho trovato molto simpatico. Nessuno me lo aveva mai detto prima. Spero tanto di dare tante soddisfazioni ai tifosi biancocelesti, magari ripetendo quello che ho fatto in Argentina. Prima di venire qui, mi volevano tante squadre: ma nessuno ha fatto quello che hanno fatto i biancocelesti per avermi, anche per questo ho deciso di venire qui. E qui: voglio lottare per lo scudetto.
Le mie caratteristiche? Un buon dribbling, vado in proÂfondità e posso sfruttare la mia velocità . Il peggior difetto? Devo cercare di passare prima la palla. Su questa cosa devo impegnarmi di più, lo so. Ma voglio migliorarmi, e smussare i miei difetti: perché il calcio italiano merita che sia al meglio. Mi piace tantissimo giocare qui, il vostro calcio è simile a quello argentino: non è vero che è costruito per difendere, che ci sono pochi spazi e pochi gol. Si può fare tutto. E sono tutti disponili al dialogo. Questa la trovo una cosa bellissima.