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LE MAGIE DI JOVE, novità in libreria LE MAGIE DI JOVE, novità in libreria


‹‹La forza, l’imprevedibilità, la sorpresa: Jove, oggi, è un ragazzo che sta al calcio come Zeus sta alla guerra.

Stevan usa le armi come un’arte, il pallone è il suo scudo, i tacchetti i suoi dardi. Il suo primo campo è stata la strada, un sentiero minato perché a Podgorica, oggi capitale del Montenegro, c’era il rumore della battaglia etnica quando il figlio di Miodrag e Svetlana provava a far passare il pallone oltre la linea della porta disegnata con il solo gesso…››

 


Guglielmo Buccheri


 

Le magie di Jove



O l’elegante calcio di Stevan

 

 

 

Pagine: 116

Prezzo: € 18,00

ISBN: 978-88-6041-045-0

 

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La prima biografia sul campione della Fiorentina, Stevan Jovetic. Semplicemente “Jò Jòâ€, per i tifosi viola. Un fenomeno assoluto, l'astro nascente del calcio europeo, come viene definito da molti esperti. Un ragazzo innamorato del calcio e di Firenze, e da entrambi contraccambiato. L'erede designato di Savicević, oggi più che mai considerato l'alter ego slavo di Roberto Baggio, visto che, come il campione azzurro ad inizio carriera, sta riservando le sue magie prima di tutto alla gioia della curva Fiesole. Insomma, un ritratto a tutto tondo di uno degli ultimi poeti-guerrieri del calcio. Sullo sfondo, l'affresco della guerra etnica che insanguinava il Montenegro, quando Stevan, per le strade di Podgorica, sua città natale, provava a far passare la palla in una porta di solo gesso.

Un viaggio nel mondo di un ragazzo nato a Podgorica e partito per Belgrado, dove si confronta e si misura con le diversità di due Paesi prima uniti e ora indipendenti. È là, in Serbia, che il montenegrino si fa notare per le magie in campo e per la forte personalità. Dalla corte delle Grandi d'Europa (Manchester United e Real Madrid su tutti) all'approdo a Firenze - fortemente voluto da Pantaleo Corvino - un libro alla scoperta di un talento vero, accostato per le giocate e la fantasia a Roberto Baggio, indicato da Dejan Savicević come suo erede, e designato da tecnici del calibro di Marcello Lippi e Alex Ferguson come il fenomeno del prossimo decennio.

Un ritratto dell'uomo e del campione, un viaggio nel mondo di “Jo-Joâ€: dal padre procuratore alla madre sempre vicina e spesso in tribuna, passando per tutti coloro che gli hanno fatto capire cos'è il pallone. Il nuovo idolo della tifoseria viola è lui, un ragazzo di diciannove anni, Stevan Jovetic, montenegrino.

 


Guglielmo Buccheri, nato a Catania nel '72, è redattore della “Stampaâ€. Per il quotidiano torinese, ha seguito gli anni d'oro del calcio romano (gli scudetti di Lazio e Roma). Oggi scrive di politica sportiva, occupandosi dei maggiori scandali del mondo del pallone. Calciopoli e dintorni.

 



 _____________________Dal libro:

 


‹‹Quando è più difficile devi tirar fuori tutte insieme le tue qualità, se ci sono…››, è il motto di Jove. Un modo di affrontare le difficoltà che il ragazzo nato il 2 novembre dell’89 si è dato come regola di vita. Da Podgorica, i suoi primi maestri continuano a seguirlo con grande affetto. E, lo stesso fanno gli allenatori che Stevan ha avuto a Belgrado. Tutti gli vogliono bene, non si è mai trovato contro nessuno.

E, così, la pensa anche Prandelli. ‹‹Jovetic è un gio­catore che sembra più grande della sua età. Io - spiega il tecnico della Fiorentina - ho lavorato a lungo con i giovani e in lui ho notato una forza d’animo, una volontà nel migliorarsi che difficilmente puoi riscontrare in altri ragazzi della sua età. Così si diventa campioni. Se non sei un grande professionista, non puoi ambire a traguardi prestigiosi. Stevan si è abituato a pensare al gruppo, al bene della causa comune. Con lui vai sul sicuro: corre, suda, lotta e mai per se stesso. E, poi, se hai quei colpi, tutto diventa più immediato e facile››.

Prandelli lo guida, lui si fa guidare. E il rapporto fra i due è ottimo, mai uno screzio, nemmeno accen­nato. Per Stevan, il condottiero viola è come un padre. Sulla sua scelta di arrivare alla Fiorentina ha pesato anche il fatto che in panchina ci fosse un allenatore conosciuto in Europa per la sua abilità nell’inserire i giovanissimi in organico e per trattarli, poi, come il resto del gruppo: questo gli ha spiegato il direttore sportivo Corvino, questa è la filosofia voluta dalla famiglia Della Valle. ‹‹Jovetic è migliorato giorno dopo giorno. E sempre mantenendo i piedi per terra.

Avete visto come ha reagito alla notte magica, per lui, e per noi, della vittoria contro il Liverpool? Mai una parola fuori posto››, sorride Prandelli.

Il capolavoro è a buon punto, la fase di crescita di Jove costante.

‹‹I primi mesi ho faticato, adesso è tutto più semplice››, ama ripetere Jove.

La fatica nasceva dal fatto di dover digerire in fretta decine di schemi, movimenti, raddoppi, scatti, incursioni e via dicendo. Ora, la strada è in discesa. Firenze è la sua casa, la Fiorentina non ha più segreti, come il calcio italiano: andare in provincia o confrontarsi con una delle grandi della stagione, non deve fare differenza. Anzi. Jove ha capito che le fortune di una società che pensa in grande passano proprio dai campi dove i tre punti sembrano una formalità e dove, invece, si decidono le sorti scudetto o un posto in Champions League per l’anno a venire.

A Belgrado era diverso. Là, c’era il derby infinito Partizan-Stella Rossa, in campionato o Coppa di Serbia, sempre la stessa cosa: allo stadio Marakana o a quello del suo Partizan si decidevano i destini del calcio di quel Paese.

Fuori dai confini della stracittadina, c’era poco, o niente. Il primo ostacolo che Jove ha incontrato sul suo cammino è stato quello di trovare coordinazione e l’uso dei due piedi, oltre il destro, - quello naturale - il sinistro.

Prima a Podgorica, poi a Belgrado, la trasformazione. Ora, è pronto perché la testa resta ben attaccata sulle spalle e il fisico gli permette di sfuggire alle imbo­scate di chi prova a fermarlo con le cattive maniere.

‹‹Da voi bisogna curare molto anche l’aspetto della resistenza. Io ho la fortuna di correre, e molto, senza stancarmi. Ora che anche sul piano fisico sono migliorato, mi sento più sicuro di rimanere in piedi anche se mi attaccano senza palla…››.

  
  
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