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“Il Torneo dei sogni“ recensito da Repubblica.. ā€œIl Torneo dei sogniā€œ recensito da Repubblica..


L'inimitabile racchetta di

Laver batte anche il tempo

che passa


Ne "Il torneo dei sogni", dei giornalisti Paolo Rossi (Repubblica) e Ruggeri (Rai) due immaginarie e affascinanti competizioni tra i migliori tennisti di ogni epoca. E alla fine prevale il mancino australiano

di GIOVANNI MARINO

Immaginate una macchina del tempo che, con i suoi magici poteri, possa azzerare le epoche e far scendere in campo contemporaneamente, oggi, Rod Laver e Roger Federer; Bjorn Borg e Nicola Pietrangeli; Rafael Nadal e Jack Kramer. Tutti della stessa età, tutti alla pari, tutti con lo stesso tipo di racchetta e scarpe, tutti al massimo della forma, tutti nelle rispettive ottimali condizioni per disputare un torneo fantastico. "Il torneo dei sogni", appunto, dall'idea dei giornalisti Paolo Rossi ("Repubblica") e Maurizio Ruggeri ("Rai").
Centoquattordici pagine edite da Limina, scorrevoli, divertenti e un po' nostalgiche ma anche affascinanti per chi ama l'antico elegante gioco del tennis.

Nel libro, dunque, si disputano due manifestazioni da leggenda. Quella di Ruggeri, dove con sofisticati ragionamenti tecnici ma anche con appassionato spirito da autentico tifoso, l'autore schiera sedici teste di serie l'una contro l'altra. E la gara di Rossi, che usa un fantasioso ecamotage. Deve aiutare un amico di famiglia a a predisporre un giochino elettronico che mischi nuovi a vecchi campioni. Il ragazzino è un mago dei computer e dei sistemi telematici, ma di gesti bianchi è ignorante come una capra. Al suo amico adulto il compito di erudirlo e di fargli schierare il meglio del meglio di ogni tempo (ma anche qui, inevitabilmente, fa capolino l'affiliazione personale per questo o quel giocatore).

Tra le due gare, leggendo le pagine del libro, dotato di ottimo ritmo e qualità di scrittura, alla fine, si scopre una sola costante. La presenza fissa del canguro austrialiano Rod Laver. C'è, seppur sconfitto in finale dal vichingo Borg, nel racconto di Ruggeri. C'è, e qui trionfa nel match decisivo, nel giochino elettronico messo in piedi da Rossi dove il rosso Aussie fa fuori in un incontro davvero d'altri tempi nientemeno che Bill Tilden.

Bello leggere i ricordi personali degli autori, così spontanei e genuini ma anche così perfettamente informati sui campioni, le loro epoche e le loro qualità. Scrive Ruggeri su "Rocket" Laver: "Portava sotto il braccio sinistro le sue immancabili Dunlop, mentre firmava autografi. Vestito rigorosamente di bianco, incrociò il mio sguardo per una frazione di secondo, annoiato forse da un torneo che poco ormai gli interessava dopo la sua seconda vittoria del Grande Slam e i suoi innumerevoli tornei vinti. Primo fra tutti".

E Rossi sul suo idolo, il francese Yannicl Noah, treccine, gran fisico e un memorabile Roland Garros strappato a colpi di volee allo svedese Mats Wilander: "Appena poteva si proiettava a rete, amava sfidare i passanti avversari. Il suo colpo più debole era la risposta al servizio, preferiva giocare su terra, anche se attaccante nato non aveva un braccio velocissimo".

In questa sfilata di ricordi e attualità, fanno quasi una figura da comprimari i due numeri uno del Duemila: Federer e Nadal. Ma tutto sommato ci sta perché la cosa restituisce imprevedibilità e originalità al libro. A cui forse va fatto un unico (da appassionato) appunto: ma il nostro Adriano Panatta non meritava un posticino nel torneo dei sogni?
g.marino@repubblica.it       
  
  
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