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Epopea Ultrà Epopea Ultrà


Fabio Pierangeli, La potenza dei figli: Epopea ultrà di Giuseppe Manfridi, www.eventiculturalimagazine.it




"Una storia di passioni attorno al mondo del calcio diventato violenza, ma in cui la pietas dei figli ribalta luoghi comuni e crimini dei potenti .


La frase in esergo di Epopea ultrà di Giuseppe Manfridi, Limina 2009, non lascia dubbi: si tratta di un romanzo sul rapporto, dentro una vasta "battaglia" di infamia e eroismo di pochissimi, tra padri e figli:


"Achille, figlio di Peleo", Iliade I,1
"Il prode figlio di Anchise, / Enea", Iliade II,820


Ad Omero, come mi è capitato altre volte di notare, si sovrappone l'Enea con in braccio Anchise e tra i piedi il piccolo Ascanio, nel gruppo del Bernini, con la coscienza della fuga dalla patria in fiamme, nella difficile necessità della ricostruzione.
Quest'ultimo porta con sé il fuoco eterno custodito nel tempio di Vesta, mentre il nonno regge il vaso con le ceneri degli antenati, e le statue dei Penati: i simboli più sacri del potere troiano vengono sottratti ai Greci e condotti in un lungo viaggio che si concluderà, secondo l'epica virgiliana, nella fondazione di Roma e nella generazione della stirpe augustea. La città distrutta resta alle spalle, da quell'incendio si dipana la possibilità di raccontare, portando via quello che si è salvato, anzi che si è voluto salvare, custodire, facendone memoria. Si tratta insomma di ricostruire città, distrutte, rappresentate nel romanzo di Manfridi dal rito tribale del calcio.

Dal tempio stadio, dove si avviano, come nel pregevole disegno di copertina dell'autore stesso, un padre e un figlio. Mano nella mano, moltitudine di mano che cercano altre mani. In quel gesto passa la vita, il sangue, la ferita e il desiderio. In quel piazzale di fronte allo stadio, piccole bande di ragazzi violentate dal malessere (anche di non aver avuto quella mano, riempita presto di sassi, se non di pistole) si intrufolano pronte a scatenare la battaglia, armate da grandi interessi economici. La potenza dei figli, in memoria, attiva, trascinante, dei padri, sarà capace di illuminare, ribaltandolo in una forza positiva, quasi che nel deserto si vedesse ricrescere e abbeverarsi un filo d'erba, dentro un solido muro. Storie parallele, quelle di Angelo il poliziotto e di Vinz, l'ex capo tifoso, dalla metà degli Ottanta a vent'anni dopo, grazie ai figli si illuminano di una luce resistente, condensata in un messaggio altissimo, pronunciato, per tornare alle origini dello sport e della civiltà, ispirandosi di nuovo al pensiero greco, nel gorgo della degenerazione dello sport più popolare, il calcio, corroso dalle logiche incalzanti delle televisioni e del mercato sempre più nevrotico e barbaro.
La trama è avvincente e densa, animata dalle vicende parallele, incontratesi fatalmente in un solo attimo, di Angelo e Vinz, al prendere forma di protagonisti nel grande teatro della vita e dello sport delle figure femminili, Carmela (moglie di Angelo) sullo sfondo, la fragile e temeraria Claudia, moglie di Vinz, e infine i figli, decisivi nel loro cercarsi, per diventare, da orfani, promotori di un inaspettato cambiamento, dentro un mondo così corrotto da rendere assai poco credibile il germe della speranza."


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Ilaria Ravarino, Ultrà diventa un'epopea, www.leggo.it


"A vent’anni dalla prima trasferta cimatografica Ultrà torna sul grande schermo: per Giuseppe Manfridi, autore del soggetto del film che nel ’91 lanciò la carriera del Claudio Amendola pre-Cesaroni, ‹‹calciopoli, le pay tv e l’atteggiamento imprenditoriale delle tifoserie estreme hanno cambiato il rapporto tra gli ultrà e lo stadio: i tempi sono maturi per tornare a raccontare l’universo del tifo››.Orso d’argento al Festival di Berlino e opera seconda di Ricky Tognazzi, lo storico Ultrà sarà solo il punto di partenza del nuovo film, tratto dall’ultimo romanzo di Manfridi Epopea Ultrà: ‹‹L’idea del progetto è di Claudio Bonivento, produttore di Ultrà e regista de Il grande Torino, che è stato il primo a chiedermi di tornare sull’argomento tifo. Ma più che un sequel di Ultrà quella che ho scritto è una storia completamente nuova, che racconta come il crollo delle ideologie abbia colpito, e cambiato, anche il mondo del calcio››.Nel dettaglio, ‹‹la storia parte da metà anni ‘80 e arriva fino ai giorni di calciopoli. Il protagonista, Vinz, negli anni ‘80 è un classico capo carismatico della curva, ma a differenza del Principe di Ultrà lo vedremo crescere e maturare nel corso del tempo. Nel 2006, l’anno in cui la sua squadra sconta un anno purgatoriale in serie B, Vinz ha 50 anni, un figlio e gestisce un ristorante-covo di tifosi: va ancora allo stadio ma è come un re spodestato, è rispettato ma non ha nulla in comune con i nuovi pretoriani della curva››. In fase di sceneggiatura, Epopea Ultrà potrebbe essere diretto da Bonivento anche se Manfridi non esclude un coinvolgimento dello stesso Ricky Tognazzi, ‹‹già al corrente del progetto››. Fondamentale, e ancora tutta da giocare, la ricerca del protagonista: per Manfridi ‹‹Claudio Amendola, che oggi ha proprio l’età del Vinz adulto, sarebbe perfetto: il problema è che scegliendo lui rischieremmo l’effetto sequel. Penso che Adriano Giannini potrebbe avere la faccia giusta, e l’età, per incarnare sia il Vinz degli anni ‘80 che quello dei giorni nostri››.





  
  
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