
RASSEGNA STAMPA
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Epopea UltrÃ
"Una storia di passioni attorno al mondo del calcio diventato violenza, ma in cui la pietas dei figli ribalta luoghi comuni e crimini dei potenti .
La frase in esergo di Epopea ultrà di Giuseppe Manfridi, Limina 2009, non lascia dubbi: si tratta di un romanzo sul rapporto, dentro una vasta "battaglia" di infamia e eroismo di pochissimi, tra padri e figli:
"Achille,
figlio di Peleo", Iliade I,1
"Il prode figlio di
Anchise, / Enea", Iliade II,820
Ad
Omero, come mi è capitato altre volte di notare, si sovrappone
l'Enea con in braccio Anchise e tra i piedi il piccolo Ascanio, nel
gruppo del Bernini, con la coscienza della fuga dalla patria in
fiamme, nella difficile necessità della ricostruzione.
Quest'ultimo
porta con sé il fuoco eterno custodito nel tempio di Vesta, mentre
il nonno regge il vaso con le ceneri degli antenati, e le statue dei
Penati: i simboli più sacri del potere troiano vengono sottratti ai
Greci e condotti in un lungo viaggio che si concluderà , secondo
l'epica virgiliana, nella fondazione di Roma e nella generazione
della stirpe augustea. La città distrutta resta alle spalle, da
quell'incendio si dipana la possibilità di raccontare, portando via
quello che si è salvato, anzi che si è voluto salvare, custodire,
facendone memoria. Si tratta insomma di ricostruire città ,
distrutte, rappresentate nel romanzo di Manfridi dal rito tribale del
calcio.
Dal
tempio stadio, dove si avviano, come nel pregevole disegno di
copertina dell'autore stesso, un padre e un figlio. Mano nella mano,
moltitudine di mano che cercano altre mani. In quel gesto passa la
vita, il sangue, la ferita e il desiderio. In quel piazzale di fronte
allo stadio, piccole bande di ragazzi violentate dal malessere (anche
di non aver avuto quella mano, riempita presto di sassi, se non di
pistole) si intrufolano pronte a scatenare la battaglia, armate da
grandi interessi economici. La potenza dei figli, in memoria, attiva,
trascinante, dei padri, sarà capace di illuminare, ribaltandolo in
una forza positiva, quasi che nel deserto si vedesse ricrescere e
abbeverarsi un filo d'erba, dentro un solido muro. Storie parallele,
quelle di Angelo il poliziotto e di Vinz, l'ex capo tifoso, dalla
metà degli Ottanta a vent'anni dopo, grazie ai figli si illuminano
di una luce resistente, condensata in un
messaggio altissimo, pronunciato, per tornare alle origini dello
sport e della civiltà , ispirandosi di nuovo al pensiero greco, nel
gorgo della degenerazione dello sport più popolare, il calcio,
corroso dalle logiche incalzanti delle televisioni e del mercato
sempre più nevrotico e barbaro.
La trama è avvincente e
densa, animata dalle vicende parallele, incontratesi fatalmente in un
solo attimo, di Angelo e Vinz, al prendere forma di protagonisti nel
grande teatro della vita e dello sport delle figure femminili,
Carmela (moglie di Angelo) sullo sfondo, la fragile e temeraria
Claudia, moglie di Vinz, e infine i figli, decisivi nel loro
cercarsi, per diventare, da orfani, promotori di un inaspettato
cambiamento, dentro un mondo così corrotto da rendere assai poco
credibile il germe della speranza."
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Ilaria Ravarino, Ultrà diventa un'epopea, www.leggo.it
"A vent’anni dalla prima trasferta cimatografica Ultrà torna sul grande schermo: per Giuseppe Manfridi, autore del soggetto del film che nel ’91 lanciò la carriera del Claudio Amendola pre-Cesaroni, ‹‹calciopoli, le pay tv e l’atteggiamento imprenditoriale delle tifoserie estreme hanno cambiato il rapporto tra gli ultrà e lo stadio: i tempi sono maturi per tornare a raccontare l’universo del tifo››.Orso d’argento al Festival di Berlino e opera seconda di Ricky Tognazzi, lo storico Ultrà sarà solo il punto di partenza del nuovo film, tratto dall’ultimo romanzo di Manfridi Epopea Ultrà : ‹‹L’idea del progetto è di Claudio Bonivento, produttore di Ultrà e regista de Il grande Torino, che è stato il primo a chiedermi di tornare sull’argomento tifo. Ma più che un sequel di Ultrà quella che ho scritto è una storia completamente nuova, che racconta come il crollo delle ideologie abbia colpito, e cambiato, anche il mondo del calcio››.Nel dettaglio, ‹‹la storia parte da metà anni ‘80 e arriva fino ai giorni di calciopoli. Il protagonista, Vinz, negli anni ‘80 è un classico capo carismatico della curva, ma a differenza del Principe di Ultrà lo vedremo crescere e maturare nel corso del tempo. Nel 2006, l’anno in cui la sua squadra sconta un anno purgatoriale in serie B, Vinz ha 50 anni, un figlio e gestisce un ristorante-covo di tifosi: va ancora allo stadio ma è come un re spodestato, è rispettato ma non ha nulla in comune con i nuovi pretoriani della curva››. In fase di sceneggiatura, Epopea Ultrà potrebbe essere diretto da Bonivento anche se Manfridi non esclude un coinvolgimento dello stesso Ricky Tognazzi, ‹‹già al corrente del progetto››. Fondamentale, e ancora tutta da giocare, la ricerca del protagonista: per Manfridi ‹‹Claudio Amendola, che oggi ha proprio l’età del Vinz adulto, sarebbe perfetto: il problema è che scegliendo lui rischieremmo l’effetto sequel. Penso che Adriano Giannini potrebbe avere la faccia giusta, e l’età , per incarnare sia il Vinz degli anni ‘80 che quello dei giorni nostri››.