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Pennetta e Schiavone La grande sfida in libreria Milano, 30 novembre 2011 A pochi giorni dall'evento di Milano escono in contemporanea le biografie delle due campioness [...]

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Quando il Milan era un Piccolo Diavolo Quando il Milan era un Piccolo Diavolo



Claudio Brigliadori, Il “Piccolo Diavolo†degli anni Ottanta: iella, disastri e serie B, Libero, 1 luglio 2009


Il quinto posto, la Coppa Uefa, i derby persi, i campioni che se ne vanno e il “ridimensionamentoâ€. Per i milanisti nati negli anni Ottanta, quelli di oggi sono giorni disastri. Chi invece tra 1980 e 1983 era in curva a San Siro, sa quali sono le vere disgrazie per un tifoso. La serie B, per esempio, in cui fu spedito il Milan solo un anno dopo lo scudetto della stella, condannato dal calcioscommesse. Il ritorno in A e la pronta ridiscesa agli inferi. Le partite con la Sambenedettese ed il Taranto, la sconfitta in casa 1-2 con la Cavese, mentre Juventus, Inter e Roma dominavano la scena e sfottevano. Di questo, e di molto peggio, tanti sostenitori rossoneri avrebbero fatto a meno. Altri, però, riescono a sorriderne.

È il caso di Sergio Taccone, 36enne giornalista siciliano collaboratore di Libero e (soprattutto) milanista da sempre. Nelle 98 pagine del suo “Quando il Milan era un Piccolo Diavolo†(ed. Limina, 18 euro, prefazione di Ariel Feltri) non c’è una riga di disappunto. I tre anni più bui della storia del club di via Turati, tra crisi societarie e tecniche, retrocessioni e delusioni, vengono rivissuti con dovizia di particolari ed aneddoti e un pizzico di affetto giovanile.

Scorrono i nomi di tanti protagonisti misconosciuti, da Battistini a Icardi, da Jordan a Piotti e Pasinato. Fa effetto leggere di migliaia di tifosi invadere il campo di San Siro per celebrare la vittoria della Mitropa Cup contro il Vitkovice, tre giorni prima di quel Cesena-Milan del 1982 che avrebbe condannato il Diavolo alla sua seconda B: ‹‹Un ricordo - ammonisce Taccone - che ci deve servire per non assuefarci alle vittorie››. Nessun pericolo, a giudicare dalle ultime vicissitudini. Ma quante differenze, per esempio, tra la partenza di Kakà e la scelta di Franco Baresi di restare al Milan, nonostante le due retrocessioni: ‹‹Franco allora rifiutò la Sampdoria e i miliardi di Mantovani - commenta l’autore - Pensavo che Kakà dopo aver detto no al Manchester City sarebbe rimasto e invece ha voluto andare al Real. Ho provato molta amarezza perché era una bandiera››. Allora, in quel Piccolo Diavolo, non tutto era da buttare.

‹‹Soprattutto i tifosi, sempre vicini alla squadra nonostante i risultati pessimi. Oggi c’è un’aria di smobilitazione, i sostenitori sono insofferenti e vogliono solo vincere. I milanisti irriconoscenti che contestano la società sono quelli stessi che si vergognano di ricordare la B››.

Claudio Brigliadori



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Luigi Bolognini, Il Piccolo Diavolo nell' inferno della B, La Repubblica, 21 giugno 2009


Come chiosava l' avvocato Prisco, ‹‹il Milan è andato in B due volte: una pagando, una gratis››. Quando il Milan era un Piccolo Diavolo rievoca le due retrocessioni di inizio anni Ottanta, era pre-berlusconiana in ogni senso. Dolori e sconfitte (memorabile quella con la Cavese), ma anche due immediate promozioni, ricostruzione - tecnica e morale - e la Mitropa, la Champions della B. Narra tutto un milanista, con nostalgia solo paradossale: la sofferenza ha reso i trionfi successivi ancor più belli. Utile da leggere oggi, quando la cessione di Kakà, e magari non solo, fa temere a molti rossoneri un nuovo declino.


Luigi Bolognini



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Furio zara, Quando il Milan era in serie B, Corriere dello Sport


E' stato bravo e coraggioso Sergio Taccone a scegliere di raccontare il periodo buio del Milan. 1980-1983, quegli anni lì. Le stagioni della serie B: una retrocessione per il Calcioscommesse (quello delle manette negli stadi), l'altra sul campo dopo la più balorda delle annate. E anche il periodo della Mitropa Cup, coppa che oggi non esiste più e che all'epoca premiava l'Europa di serie B (scusate, ma perché oggi in via Turati ignorano quel trofeo come fosse la peste?) e' stato bravo e coraggioso perché è facile parlare di Gullit o Kakà, meno invece di Ruben Buriani e Bombardino Cuoghi, di Joe Jordan e di Franco Baresi prima che diventasse un capitano, c'è solo un capitano. Il libro si legge tutto d'un fiato, scorre via che è un piacere e tra le pagine affiora “ anche per chi non è milanista “ la nostalgia canaglia per un tempo (e un calcio) diverso, dove il mondo viaggiava a quote più normali e i calciatori erano prima di tutto uomini, soltanto più dotati degli altri a tirare due calci ad un pallone. Il libro è anche la dimostrazione che il lato-B del calcio è probabilmente il più affascinante da raccontare, leggere, ricordare.


Furio Zara



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In vendita il nuovo libro di Sergio Taccone, MilanLive News



Quando il Milan era un piccolo diavolo, un libro del giornalista Sergio Taccone, ricostruisce gli anni in cui il club rossonero finì due volte in B e vinse la Mitropa Cup. Prefazione di Ariel Feltri e postfazione di Nuccio Schillirò.

Il Milan che finì due volte in B, la prima a tavolino per lo scandalo del calcio-scommesse e la seconda sul campo, le immediate risalite nel massimo campionato, giocatori, allenatori e dirigenti del periodo più pazzesco in 110 anni di storia rossonera. Questo e tanto altro ancora è il libro “Quando il Milan era un piccolo diavolo†del giornalista siciliano Sergio Taccone, cronista del quotidiano La Sicilia e collaboratore di Libero. Il saggio di Taccone, pubblicato dalla toscana Limina Edizioni nella collana “Storie e Mitiâ€, parte dalla stagione 1978-79, con la conquista dello scudetto della Stella rossonera ed arriva fino al giugno del 1983, con la seconda risalita in A del diavolo milanista. Tanti gli aneddoti ed i particolari inediti o poco conosciuti di quel periodo, riportati con uno stile narrativo fluido e privo di fronzoli, non lesinando riferimenti ad alcuni grandi personaggi del calcio e del giornalismo, tra cui Rocco, Rivera, Liedholm, Brera e Beppe Viola. Il tifoso vero, come afferma Taccone nel libro, non può certo rinnegare quelle stagioni, non può vergognarsi della Mitropa Cup, vinta contro una sconosciuta squadra cecoslovacca e dopo aver girovagato per anonimi campi dell’Europa centrale. Ed ancor più, un milanista vero non può cancellare il ricordo di Cesena (maggio ’82), con il bellissimo ma inutile gol di Antonelli (accostato al Giro Batol dello sceneggiato televisivo Sandokan) che non evitò la retrocessione.



Tra le chicche che si trovano in Quando il Milan era un piccolo diavolo segnaliamo il capitolo riguardante capitan Baresi (quintessenza del perfetto casciavit) e le partite del glorioso diavolo rossonero in piccoli campi di provincia all’inizio degli anni ’80. A Campobasso, per andare a vedere la squadra allenata da Castagner, si mobilitò praticamente l’intera città molisana. Storie di un calcio ormai andato, quando bastava un gol al Milan per convincere i ladri a riconsegnare l’autovettura rubata a Bonesso, centravanti del Catania 80/81. Anni in cui un giocatore, Antonelli, dopo una doppietta alla Lazio si arrabbiò con i giornalisti che avevano disturbato suo padre per un’intervista. Ed ancora, la toccante storia di Joe Jordan, lo squalo scozzese nato in un piccolo borgo di minatori del Lanarkshire ed arrivato al Milan nel 1981, o quella di Ruben Buriani, ultimo di quattordici figli, che mandava l’intero stipendio ai genitori. Tra le prodezze di quel periodo vanno annoverate il gol di tacco di Monzon Novellino contro il Monza e una rete in rovesciata di Aldo Maldera, contro l’Avellino.



Nella prefazione al libro, Ariel Feltri, grande conoscitore di vicende milaniste, afferma: “Scrivere da tifosi è un esercizio in apparenza banale ma se è fatto con scrupolo, con quella curiosità giornalistica che porta a ricostruire precisi eventi calcistici, rimettendo con precisione uno accanto all’altro i tasselli di contorno, l’ambiente in cui e con cui storie e storielle si fondono, intrecciandosi, ecco che la lettura diventa gradevole e il libro si legge tutto d’un fiatoâ€. Nuccio Schillirò, giornalista siciliano e milanista di lungo corso, nell’introduzione al libro sottolinea: “Si evidenzia la bravura del cronista nel ricostruire, con una serie di fonti, tutti gli episodi, anche quelli meno conosciuti, che hanno caratterizzato quel periodoâ€.



Come ha scritto Taccone, “alla base del dna del tifoso milanista c’è l’umiltà. Del resto il soprannome milanese, cacciaviti, affibbiato ai tifosi del Milan, indica un soggetto che arriva dai quartieri popolari, ben diverso, per estrazione sociale, da quello interista o dall’aristocrazia dei gobbi juventiniâ€. Il libro di Sergio Taccone, si fa apprezzare per competenza e chiarezza di scrittura e colma parecchie lacune riguardanti quel periodo storico del vecchio diavolo rossonero.


Redazione ML News



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Orazio Vecchio, Se il Diavolo gioca in ‹‹purgatorio›› , La Sicilia, 19 luglio 2009



La vita di un diavolo in purgatorio non è facile. Neanche al di là della metafora: per un club del calibro del Milan giocare in Serie B è una prova dura, per Sergio Taccone è diventata anche un’esperienza da raccontare. In ‹‹Quando il Milan era un piccolo diavolo. 1980/83: gli anni della B e della Mitropa Cup›› (pagg XI-98, 18 euro, edizioni Limina), il giornalista siciliano, collaboratore de La Sicilia, ripercorre con gli occhi del tifoso il periodo peggiore della società rossonera (contrassegnato dalla retrocessione in serie cadetta prima a tavolino per lo scandalo del calcio-scommesse, poi per demeriti sul campo). Arricchito dalla prefazione di Ariel Feltri e dalla postfazione di Nuccio Schillirò, il libro riporta storie come quella di Franco Baresi, che non abbandonò mai la squadra, o di Ruben Buriani, che mandava lo stipendio ai genitori. E ricorda come i tifosi rossoneri seguissero la squadra in radio a Tutto il calcio minuto per minuto e in tv alla Domenica sportiva: un altro campionato e forse un’altra epoca.


Orazio Vecchio



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Angelo Orlando Meloni, Taccone, Quando il Milan era un Piccolo Diavolo, siracusanews.it



Fa un gran bene leggere Quando il Milan era un Piccolo Diavolo, breve saggio di storia e cultura calcistica scritto dal giornalista siracusano Sergio Taccone. Fa bene perché in un paese che ha smaltito il razzismo che serpeggia negli stadi come il dopo-sbronza di un alcolista che si illude di non bere tutti i giorni (pensiamo ai fischi e ai cori contro un ragazzo nato a Palermo che risponde al nome di Mario Balotelli); perché in quest’italietta dove il campanilismo è degenerato nella guerriglia e l’omaggio a Paolo Maldini si è trasformato nella messa in scena di un familismo amorale curvesco e autolesionista, un libro del genere è come una boccata d’aria fresca. Sergio Taccone si professa tifoso milanista sfegatato, innamorato di calcio, o forse malato, direbbero i nemici della pedata atletica. Ma è anche un giornalista (in bilico tra cronaca rigorosa e passione calcistica) alle prese con la stagione più cupa della storia rossonera. All’inizio degli anni Ottanta, con gran giubilo di interisti, juventini e compagnia bella, il Milan ci regalò infatti l’incredibile doppia retrocessione in serie B, nel 1980 a causa dello scandalo relativo alle calcio-scommesse, l’altra maturata sul campo. La dice già lunga sull’indole di noi italiani il fatto che la prima delle due retrocessioni sia sentita come meno infamante della seconda, laddove sarebbe possibile sostenere ben altro. Ciò che più conta ora osservare è però che tra le due retrocessioni il Milan ebbe la (s)ventura di vincere la famigerata Mitropa Cup, trofeo miserrimo e svalutato, coppetta riservata alle squadre di B, e come tale indegna della bacheca del club più titolato del mondo. Ma perché relegare nell’oblio una vittoria che è la chiave per leggere significativamente una storia fatta di cadute e risalite, coronate dai successi clamorosi degli ultimi vent’anni? C’è qualcosa di sbagliato nella rimozione, di poco saggio, di… poco sportivo. Sergio Taccone, puntuale e ispirato nel dedicare il suo libro ‹‹a quanti credono ancora che il calcio sia soltanto un gioco››, allo stesso tempo ha offerto a tutti noi, milanisti, interisti, juventini, semplici appassionati, agnostici e infedeli, uno spunto di riflessione sui valori della sportività del quale il Paese ha un dannato, dannatissimo bisogno.


Angelo Orlando Meloni



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Luca Ferrato, Quelli che con la Cavese c'erano, nuovoindiscreto.blogspot.com


Ebbene sì, esisteva anche un Milan prima di Berlusconi, un Milan precedente ai ventitre anni di trionfi che recentemente tanto vengono ricordati la dirigenza rossonera. L’affermazione non è scontata come sembra, visto che per molti l’anno di nascita della società non sembra essere il 1899 (quella sera alla Fiaschetteria

Toscana di via Berchet a Milano…) ma il 1986, quando l’allora Sua Emittenza acquisì una società moribonda e la trasformò nella più vincente del mondo. Di uno di quei Milan pre-berlusconiani, anzi dovremmo dire del peggiore di quelli, si è occupato Sergio Taccone, milanista di provata fede, con il suo “Quando il Milan era un piccolo Diavolo†uscito in questi giorni per la Limina Edizioni. L’autore in particolar modo prende in considerazione gli anni fra il 1980 e il 1983, cioè tutto quello che successe nel periodo fra la retrocessione in B per il calcioscommesse e la resurrezione dal secondo campionato cadetto con Presidente Giussy Farina. E fu molto quello che successe in quel mezzo lustro: anni non certo di vittorie ma piuttosto di patimenti, vergogne, presidenti messi in galera, trasferte europee a Szombathely per giocare contro l’Haladas. Taccone però ci ricorda col suo libro che quegli anni ormai vengono ricordati anche dai milanisti con tenerezza, con un pizzico di nostalgia, per poter magari dire che noi in quegli anni c’eravamo, che non siamo

arrivati dopo con le Coppe dei Campioni, che magari siamo andati in trasferta a Varese e non siamo stati poi a Manchester qualche decennio dopo, che magari c’eravamo anche alla partita in casa con la Cavese, oppure conosciamo qualcuno che c’è stato e oggi lo racconta con orgoglio come quel giorno che andò a vedere Bob Marley a San Siro. Il libro prende in considerazione quattro stagioni: il 1979/80, con il suo seguito del calcioscommesse e Albertosi, Chiodi e Morini che ci finirono in mezzo insieme al presidente Colombo portando il Diavolo in Serie B. Oggi Cruciani e Trinca non se li ricorda più nessuno, ma in quegli anni un ristoratore e un fruttivendolo sconvolsero il calcio italiano. La stagione 1980/81, il primo campionato in B, con la sconfitta per 3 a 0 a Taranto, la classe di Novellino, l’Avvocato De Vecchi e la pronta risalita nella massima serie. Il 1981/82 con la squadra affidata a Gigi Radice, una rosa che secondo lo stesso Ct azzurro Bearzot era in grado di lottare per lo scudetto ma che già dopo poche giornate si trovò in fondo alla classifica. Ne seguì l’allontanamento dell’allenatore (sostituito da Galbiati), il cambio di presidenza, con l’avvento di Farina e un Milan che non la smetteva di sprofondare. La speranza tornò nelle ultime giornate, anzi ci si giocò tutto all’ultima giornata con l’obbligo di vincere a Cesena e sperare in una combinazione di altri risultati favorevoli. Effettivamente a Cesena successe il miracolo. Il Milan sotto di due gol ad inizio ripresa ribaltò il risultato e vinse grazie a un gol di 'Dustin' Antonelli. Non un gol qualsiasi, forse uno dei più bei gol della storia del Milan, che però non viene mai ricordato perché il “biscotto†di Napoli rese tutto inutile e si andò ancora in B questa volta, citando l’avvocato Prisco, non pagando ma gratis. Unica consolazione stagionale la vittoria in Mitropa Cup, una coppa che oggi viene nascosta, rinnegata, ma che ai milanisti di allora fece piacere vincere, perché non si vinceva mai e piuttosto di niente andava bene anche quello. Infine la stagione 1982/83 con l’ennesima risalita in A, con Castagner, il giovane ma già monumentale Franco Baresi, con “Jordan-Serena il Milan si scatenaâ€. Unica costante in tutti questi anni la presenza dei tifosi: il pubblico rossonero infatti non abbandonò mai San Siro e anzi in alcune domeniche di B fece registrare più paganti di molti stadi di A di una certa importanza. Grazie a Taccone quindi per averci rifatto rivivere quegli anni della giovinezza - ovviamente ciò che viene dal passato ci sembra sempre più bello e più puro - e per averci rifatto riscoprire quel Milan da “vorrei ma non posso†opposto all’odierno del “potrei ma non voglioâ€.


Luca Ferrato



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Quando il Milan era un Piccolo Diavolo, razza75.splinder.com



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